Intervista ad Andrea Rizzi: “Prepararsi ad affrontare il futuro del settore farmaceutico attraverso la condivisione delle competenze”

Andrea Rizzi, Country Medical Head di Sanofi Gen Med – Italy, condivide la sua prospettiva sulla necessità di fare rete nel settore farmaceutico attraverso la condivisione delle competenze per definire e mantenere il settore farmaceutico all’avanguardia.

Guardando al futuro, aggiunge, è essenziale identificare le competenze chiave che guideranno un proseguimento di quella che il New York Times Magazine nel 2023 ha definito una nuova “Golden Age” dei farmaci e che garantiranno la sostenibilità del sistema.

La sfida, per chi come lui si occupa dell’area delle competenze e dell’orientamento, con un’attenzione particolare al collegamento con le università, è accelerare il processo di acquisizione delle soft skills da parte degli studenti, orientandoli attraverso collaborazioni con le università offrendo corsi pro bono. Questo, secondo Rizzi, è il percorso per costruire il futuro del settore farmaceutico.

Potresti presentarti e dirci cosa fai nella tua vita professionale? 

Mi chiamo Andrea Rizzi, faccio il Country Medical Head di Sanofi Gen Med. In Biopharma Network faccio il consigliere e responsabile per l’Area Orientamento e Relazioni con le Università.

Secondo te, cosa potrebbe fare un’Associazione come BioPharma Network per migliorare il Network dei Managers del Settore Farmaceutico?

La capacità di fare rete all’interno di un settore così normato come quello farmaceutico, a mio avviso, dipende dalla condivisione delle competenze. È fondamentale definire, anche attraverso parole chiave, le competenze essenziali che caratterizzano e che definiranno il futuro del nostro settore. Il farmaceutico è uno dei settori trainanti dell’economia nazionale e uno dei più innovativi a livello globale, con un impatto particolarmente significativo in Italia.

Diventa quindi cruciale identificare e mettere a fattore comune le competenze chiave, specificando quali aspetti e abilità saranno necessari ora e in futuro. Guardando a un orizzonte temporale di 5-6 anni, alcune suggestioni ci vengono da analisi di società come PWC e McKinsey che delineano un arco temporale di 5-10 anni durante il quale la cosiddetta “Golden Age” dei farmaci dovrà concretizzarsi. Per citarne alcune come parole chiave direi:

  • comprensione dei bisogni di pazienti, caregiver e operatori sanitari;
  • analisi generative del contesto prossimo futuro;
  • definizione di modelli sanitari tesi al servizio, alla prevenzione e alla predizione;
  • interoperabilità dei sistemi.

Credo che riusciremo a fare network in modo efficace quando metteremo a fattore comune le competenze attuali e discuteremo di quelle necessarie per mantenere questa Golden Age, garantendo la sostenibilità futura. È evidente che tutto questo dipende anche dall’adozione delle tecnologie.

Che Area Segui in BFN? Cosa vuol dire per te fare network con le Università?

In Biopharma, seguo l’area delle competenze e dell’orientamento, con un’attenzione particolare al collegamento con le università, collegamento che considero una conditio sine qua non per l’interconnessione delle conoscenze e delle competenze di cui dicevo sopra. Collaborando con diversi atenei, tra cui Bicocca, Bologna, Firenze, Sapienza e altri, e ora stiamo approcciando anche Padova, abbiamo notato una caratteristica distintiva degli atenei italiani: conferiscono agli studenti competenze molto verticali.

Personalmente, apprezzo questa verticalità, anche se non tutti la vedono positivamente. Credo che sia un’ottima base, in fin dei conti le fondamenta di una casa si costruiscono in verticale e non in orizzontale. Tuttavia, questo approccio non fornisce tutte le competenze necessarie. Per esempio, in ambito di direzione medica in azienda farmaceutica (medical affairs), sono necessarie otto competenze fondamentali, ma l’università probabilmente ne offre solo una e mezzo, forse due. Le altre sei competenze si costruiscono attraverso il famoso modello 70-20-10, che include l’apprendimento formale (10%), sociale (20%) ed esperienziale (70%). Quest’ultimo, il più consistente, si ottiene solo, appunto, facendo esperienza. Gli inglesi, che hanno teorizzato questo modello, chiamano il 70% del processo di apprendimento: learning by doing.

La sfida che Biopharma Network si propone di affrontare è quella di accelerare e accorciare il tempo necessario per acquisire queste competenze. La domanda che ci poniamo è: possiamo orientare meglio gli studenti collaborando con le università, offrendo corsi pro bono, gratuiti all’interno del percorso universitario?

L’obiettivo è che gli studenti acquisiscano competenze “soft”, oltre a quelle “hard”, quelle cioè verticali fornite dall’università. Competenze soft, come sapersi adattare e lavorare efficacemente in azienda, che dovrebbero essere sviluppate in anticipo. Competenze che, unite alle conoscenze, dovrebbero definire e agevolare una corretta attitudine al lavoro nel mondo farmaceutico. Questa è la grande sfida del mio ruolo all’interno di Biopharma Network.

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