Domenico Guajana, amministratore delegato di Alnylam Pharmaceuticals e socio fondatore di BioPharma Network, condivide in questa intervista la sua prospettiva sul valore del networking professionale nel settore farmaceutico.
Per Guajana, il networking è cruciale in un settore dinamico come quello farmaceutico: un buon network permette di ridurre il tempo di adozione delle nuove tecnologie grazie all’esperienza condivisa tra i membri.
Avere un network affidabile, sottolinea, facilita la condivisione di conoscenze tecniche e feedback su colleghi e collaboratori, crea opportunità di incontro e di collaborazione, accelerando la diffusione delle buone pratiche.
Posizionarsi come punto di riferimento nel settore, come sta facendo BioPharma Network, è fondamentale per costruire una rete solida e innovativa.
Potresti presentarti e dirci cosa fai nella tua vita professionale?
Sono Domenico Guajana, amministratore delegato di Alnylam Pharmaceuticals, una biotech americana che ha sviluppato una piattaforma di farmaci RNA interference. Questo ha permesso di offrire diverse opportunità ai pazienti a livello globale. In Italia, mi occupo del processo di accesso e commercializzazione di questi farmaci, gestendo l’organizzazione con sede a Milano.
Sono anche socio fondatore di BioPharma Network.
Perché è importante far parte di un Network professionale, oggi
Nel settore farmaceutico, in cui operiamo, siamo quotidianamente esposti a novità tecnologiche e scientifiche. Queste possono riguardare l’evoluzione dei farmaci, gli aspetti regolatori e finanziari della loro gestione in Italia, nonché le metodologie di lavoro. Tecnologie come l’intelligenza artificiale e dinamiche di lavoro orientate allo smart working, ad esempio, possono influenzare profondamente il nostro settore.
In un ambiente così dinamico, avere a disposizione un network di persone fidate con una vasta gamma di esperienze è fondamentale. Questo consente di ottenere consigli preziosi quando ci si trova ad affrontare nuove dinamiche; probabilmente, qualcuno nel network ha già esplorato o investigato queste novità. Il network, quindi, permette di ridurre il tempo di adozione di nuove soluzioni.
Oltre all’aspetto tecnico, c’è un’importante componente relazionale. Essendo il settore farmaceutico un mercato molto circoscritto e limitato geograficamente in alcune zone d’Italia, un buon network facilita la condivisione di esperienze professionali e feedback su colleghi, collaboratori, consulenti e agenzie. In questo modo, possiamo dire che il network è un acceleratore di conoscenze.
Secondo te, cosa potrebbe fare un Associazione come BioPharma Network per migliorare il network dei manager del settore farmaceutico?
Credo che si dovrebbe lavorare soprattutto su due aree. La prima riguarda le occasioni di networking, ovvero la creazione di canali fisici o virtuali che permettano alle persone di superare la prima barriera della mancanza di conoscenza personale. Questo favorirebbe la nascita di relazioni personali, facilitando poi la richiesta di feedback e la collaborazione. È importante investire nella possibilità di incontro, che non deve essere solo fisico, ma può anche includere dinamiche di collaborazione come la stesura di articoli o documenti.
La seconda area è quella del posizionamento come riferimento nel settore. Da osservatore esterno, credo che BioPharma Network stia facendo un ottimo lavoro in questo senso. È diventato un player molto affidabile in alcune aree, come quella universitaria, investendo nella costruzione della futura rete di manager del settore farmaceutico.
Cosa potrebbe fare di più? Potrebbe accelerare questi due percorsi, favorendo ulteriormente l’incontro e la condivisione.


