Un nuovo atlante del potere tecnologico
Nel giugno 2025 il Belfer Center for Science and International Affairs della Harvard Kennedy School ha rilasciato un’estensione del suo Critical and Emerging Technologies Index, pubblicando per la prima volta una serie di Country Reports dettagliati, Paese per Paese. Questi rapporti analizzano in profondità i punti di forza e le vulnerabilità tecnologiche di 25 nazioni in cinque settori strategici: intelligenza artificiale, biotecnologie, semiconduttori, tecnologie spaziali e quantum. Accessibile sul sito ufficiale del Belfer Center (belfercenter.org).
L’Italia nel contesto europeo: potenziale inespresso e rischio marginalizzazione
Il Country Report dedicato all’Italia evidenzia una situazione di potenziale importante ma parzialmente inespresso. Il nostro Paese si posiziona mediamente nella fascia medio-bassa del ranking tecnologico tra le economie avanzate. In alcuni settori, come biotecnologie e intelligenza artificiale, esistono nicchie di eccellenza (es. biomedicale in Lombardia ed Emilia-Romagna, AI applicata a biologia computazionale), ma manca una regia strategica che trasformi queste punte in capacità industriale scalabile. Rispetto a Francia, Germania e Paesi Bassi, l’Italia paga la mancanza di continuità nelle politiche di innovazione, una debole capacità attrattiva per capitali di rischio, e una cronica difficoltà a integrare università, impresa e pubblica amministrazione. Il risultato è una posizione “ibrida”: scientificamente valida, ma non in grado di convertire know-how in leadership strutturata. Nelle biotecnologie, ad esempio, l’Italia presenta una buona base accademica e una presenza industriale significativa, soprattutto in aree come la produzione di API, biologici e vaccini. Tuttavia, il report segnala come la nostra infrastruttura di trasferimento tecnologico sia dispersa, poco interoperabile, e ancora troppo legata a logiche regionali. Manca una piattaforma nazionale per la biotech translation, elemento che altrove (es. Francia o Corea del Sud) ha rappresentato un volano decisivo per attrarre investitori globali.
Il nodo AI e la digitalizzazione incompleta
Nel campo dell’intelligenza artificiale, l’Italia si trova in una fase di transizione. Da un lato, possiede eccellenze accademiche in matematica applicata e machine learning, dall’altro sconta una scarsa adozione industriale diffusa, soprattutto tra PMI e nel settore pubblico. Secondo il Belfer Center, le iniziative legate al PNRR e alle reti europee potrebbero rafforzare la posizione italiana, ma serve un salto culturale e operativo nella governance dei dati, nell’infrastrutturazione cloud e nel coordinamento tra centri di ricerca. Il quadro risulta particolarmente rilevante per il settore farmaceutico e life sciences, che sta già oggi sperimentando l’uso dell’AI per discovery, predizione di eventi avversi, screening molecolare e simulazione preclinica. Il report sottolinea che senza una piena infrastruttura AI-ready, l’Italia rischia di restare utente passivo di innovazioni sviluppate altrove.
Semiconduttori, spazio e quantum: il ritardo da colmare
Nelle tecnologie dei semiconduttori, lo scenario italiano è quello di una dipendenza quasi totale dall’estero. Il report evidenzia come l’Italia non possieda fab capability interna né nella progettazione avanzata, né nella manifattura di chip strategici, pur avendo alcune competenze industriali (es. packaging, sensoristica, impianti meccatronici) concentrate in distretti del Nord. Anche nel settore quantistico e nelle tecnologie spaziali, la presenza italiana è frammentata e poco visibile su scala internazionale, sebbene non manchino contributi importanti in ambito ESA e in partnership scientifiche.
Focus integrato: Italia vs Europa
Rispetto al contesto europeo, il report evidenzia come l’Italia soffra di una persistente frammentazione sistemica. Mentre Francia e Germania stanno consolidando strategie industriali integrate, piattaforme tecnologiche di scala nazionale e forti incentivi pubblici all’adozione tecnologica, l’Italia resta spesso confinata a iniziative locali. Il gap non riguarda solo l’investimento in R&D, ma anche la governance multilivello, la connessione con gli ecosistemi europei dell’innovazione e la capacità di valorizzare tecnologie nate nel pubblico. Tuttavia, l’Italia dispone di asset distintivi – manifattura avanzata, qualità della ricerca biomedica, spirito imprenditoriale – che, se coordinati, possono rappresentare un vantaggio competitivo in uno scenario continentale più coeso.
Riflessioni per i manager del settore Pharma
Per i leader del settore farmaceutico italiano, queste evidenze offrono molteplici spunti strategici. La prima riflessione è sulla necessità di un nuovo patto tra scienza, impresa e politica industriale. Le tecnologie emergenti – RNA, CRISPR, terapie cellulari, AI generativa – non sono più “verticali di prodotto”, ma nuove infrastrutture abilitatrici. La capacità di adottarle, adattarle e scalarle sarà la discriminante principale tra aziende che sapranno guidare la trasformazione e aziende che resteranno follower. Nel contesto biotech, l’Italia dispone di solide basi scientifiche e manifatturiere. Tuttavia, per cogliere appieno l’opportunità rappresentata dalle nuove terapie avanzate, è urgente sviluppare hub nazionali per la produzione sperimentale, piattaforme di testing e validazione preclinica, strutture per la standardizzazione regolatoria. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il settore pharma italiano è chiamato a diventare attore proattivo nella definizione delle traiettorie tecnologiche, non semplice adottante. Questo implica investire in competenze di AI biomedica, promuovere l’interoperabilità dei dati clinici, sviluppare modelli predittivi proprietari e partecipare a progetti internazionali di R&D con un ruolo centrale. La dimensione geopolitica impone una lettura più ampia: nel nuovo mondo multipolare descritto dal Belfer Center, la capacità di proteggere e localizzare le filiere strategiche sarà un fattore chiave di resilienza. Infine, va sottolineata un’opportunità importante per i manager del settore: le carriere più promettenti saranno quelle che si svilupperanno nei nodi di convergenza tra biologia, AI, regolatorio, produzione e strategia industriale.


