Tecnologie emergenti e potere globale: il nuovo report del Belfer Center for Science and International Affairs di HARVARD Kennedy School

Un Index strategico per leggere il futuro dell’innovazione

Geopolitica, innovazione e leadership tecnologica: è su questi tre assi che si muove il nuovo Critical and Emerging Technologies Index, pubblicato nel giugno 2025 dal Belfer Center della Harvard Kennedy School, una delle istituzioni più autorevoli al mondo nel campo delle relazioni internazionali e della strategia tecnologica. Accessibile sul sito ufficiale del Belfer Center (belfercenter.org), è un’analisi comparativa sulla “potenza tecnologica” di 25 Paesi, articolata su cinque aree considerate critiche per il futuro della sovranità industriale: intelligenza artificiale, biotecnologie, semiconduttori, tecnologie spaziali e tecnologie quantistiche e merita l’attenzione di chiunque operi ai confini tra strategia, innovazione e industria.

Stati Uniti in testa, ma il vantaggio si assottiglia

L’Index è stato costruito su oltre 3.300 data point pubblici e privati, e strutturato in una dashboard interattiva che consente analisi personalizzate. Il quadro che ne emerge è, a prima vista, lineare: gli Stati Uniti restano leader tecnologico assoluto, trainati da un ecosistema di innovazione decentralizzato, finanziato e distribuito tra università, imprese, startup e istituzioni pubbliche. Ma la distanza rispetto ai Paesi inseguitori – in primis la Cina – si sta riducendo, in particolare in settori come biotecnologie, AI e quantum. L’Europa, se aggregata come entità unica, si posiziona saldamente al terzo posto in quasi tutti i settori, ma con ampie differenze interne e gravi vulnerabilità infrastrutturali, in particolare nei semiconduttori.

Biotecnologie: il nuovo fronte della competizione globale

Uno dei capitoli più interessanti del report è quello dedicato alle biotecnologie, dove la competizione si sta facendo particolarmente serrata. La Cina è già oggi leader globale nella produzione farmaceutica e sta investendo su larga scala nella costruzione di una filiera autosufficiente, capace di integrare ricerca, produzione e applicazione clinica. Gli Stati Uniti mantengono l’eccellenza scientifica, con leadership in genetica, biologia sintetica, vaccini e sicurezza biofarmaceutica, sostenuti da solidi partenariati pubblico-privati. Ma secondo gli autori dell’Index, il gap si sta riducendo, e le possibilità per la Cina di sorpassare gli USA nel breve termine sono concrete. L’Europa, in questo scenario, appare come un sistema con enormi potenzialità scientifiche ma con limiti strutturali di scala, coesione e attrattività industriale.

Scenari futuri per il biotech globale

Le biotecnologie, nei prossimi anni, saranno al centro di una trasformazione radicale. Cresceranno rapidamente le capacità di bioingegneria, aumenterà l’integrazione tra modelli computazionali e processi cellulari, e si diffonderanno piattaforme tecnologiche basate su RNA, CRISPR e sintesi biologica avanzata. L’AI sarà un elemento abilitante chiave per questa evoluzione, accelerando la scoperta di farmaci, il disegno predittivo di molecole e la personalizzazione delle terapie. In parallelo, la governance della biosecurity diventerà un asset strategico a livello geopolitico: controllare la produzione e regolamentazione delle tecnologie biologiche significherà anche controllare le vulnerabilità sanitarie ed economiche future.

Intelligenza artificiale: potenza di calcolo, modelli dual-use e impatti trasversali

Gli Stati Uniti dominano l’ecosistema dell’AI, ma la Cina avanza velocemente, mentre l’Europa esprime competenze di alto livello nella governance etica e nella formazione, ma ancora poco impatto industriale. L’AI è destinata a diventare una piattaforma orizzontale su cui costruire la competitività futura in ogni ambito, dal manifatturiero alla sanità, dalla difesa all’energia.

L’AI nel pharma e nelle scienze della vita

Nel settore farmaceutico, l’intelligenza artificiale sarà sempre più un catalizzatore di innovazione profonda, non solo uno strumento di efficienza. Il report evidenzia come i modelli predittivi, l’analisi computazionale di dati biologici e la generazione automatica di ipotesi terapeutiche stiano già oggi trasformando il modo in cui si disegna e si sviluppa un farmaco. L’AI potrà ridurre il tempo necessario per validare una molecola, simulare virtualmente la risposta clinica, costruire modelli di precision medicine avanzata. In futuro, sarà possibile integrare digital twin, design proteico, linguaggi genetici computazionali per esplorare regioni ancora ignote della biologia umana.

Semiconduttori, spazio e quantum: il triangolo della vulnerabilità sistemica

Il report tratta anche in profondità semiconduttori, spazio e tecnologie quantistiche. La mancanza di controllo integrato sulla filiera dei chip rappresenta una vulnerabilità sistemica, soprattutto per settori – come il pharma – che stanno diventando sempre più data-driven e dipendenti dalla potenza computazionale. Le tecnologie spaziali rappresentano un nuovo dominio operativo per logistica sanitaria, sicurezza e osservazione epidemiologica, mentre il quantum computing è destinato a ridefinire, nel medio termine, i paradigmi della modellazione molecolare, dell’ottimizzazione sperimentale e del drug design predittivo.

Riflessioni per i manager del settore Pharma

Il report del Belfer Center è un documento prezioso per chi guida aziende, divisioni o ecosistemi nel mondo farmaceutico. La prima grande lezione è che il confine tra tecnologia e strategia è ormai svanito. Oggi più che mai, la competitività di un’azienda dipende dalla sua capacità di capire dove stanno andando le tecnologie critiche, come si stanno riconfigurando le catene del valore, e quali competenze servono per restare protagonisti.

In questo scenario, tecnologie a RNA, CRISPR e terapie cellulari non sono semplici opportunità di pipeline, ma veri e propri pilastri di una nuova bioeconomia. La capacità di comprendere, governare e integrare queste tecnologie nei modelli di sviluppo clinico sarà ciò che distinguerà i leader del futuro. Le aziende dovranno saper costruire alleanze strategiche con il mondo accademico, con centri computazionali, con piattaforme AI, con ecosistemi biotech dinamici. Le operations dovranno adattarsi a logiche di piattaforma, di modularità e di scalabilità digitale.

Parallelamente, l’adozione di AI nei processi di R&D impone un cambio di mentalità profondo. Non si tratta più solo di “automatizzare” processi, ma di integrare la capacità inferenziale della macchina con l’intuizione scientifica umana. I manager dovranno essere in grado di orchestrare team ibridi, composti da scienziati, data engineer, regolatori e clinici, orientati verso obiettivi di innovazione collaborativa.

Ma c’è anche una riflessione di natura geopolitica. Il report mette chiaramente in luce come il futuro del settore farmaceutico sarà influenzato dalla regionalizzazione delle filiere, dalla competizione tra blocchi, dalla sicurezza delle piattaforme digitali e biologiche. In questo contesto, emergono nuove geografie della leadership: se l’Asia orientale sarà la nuova “fabbrica della biotech”, gli Stati Uniti resteranno probabilmente il cuore dell’innovazione algoritmica, mentre l’Europa potrà giocare un ruolo chiave nella regolazione e nella difesa dei valori bioetici, a condizione di superare la propria frammentazione strategica.

Per i manager del pharma, questo significa dover sviluppare competenze geopolitiche, visione di ecosistema e capacità adattiva. Le opportunità professionali più interessanti si apriranno nei crocevia tra scienza e tecnologia, tra modelli predittivi e sviluppo clinico, tra digitalizzazione e produzione. Essere in grado di guidare iniziative trasversali, anticipare trend emergenti, attrarre talenti internazionali e negoziare in scenari complessi sarà il vero fattore di differenziazione manageriale nei prossimi dieci anni.

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